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6 Novembre 2026

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Houthi e Arabia Saudita: perché la nuova escalation può colpire petrolio e commercio

Missili e droni tornano a colpire obiettivi sauditi mentre gli Houthi avanzano verso rotte marittime strategiche. Ecco chi sono, perché Riyadh è coinvolta e quali conseguenze può avere la crisi su energia e trasporti.

Nave commercio lungo lo stretto
Nave commercio lungo lo stretto

La guerra nello Yemen torna al centro della crisi mediorientale. Gli Houthi hanno lanciato nuovi attacchi con missili e droni contro obiettivi in Arabia Saudita, mentre la loro avanzata lungo la costa occidentale dello Yemen aumenta le preoccupazioni per la sicurezza di una delle rotte commerciali più importanti del mondo.

Il problema non riguarda soltanto Yemen e Arabia Saudita. La posizione geografica del Paese mette gli Houthi vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. In un momento in cui anche lo Stretto di Hormuz è al centro di forti tensioni, una crisi contemporanea sui due corridoi può aumentare i rischi per trasporto marittimo, petrolio ed energia.

Cosa è successo

Secondo Reuters, il 15 settembre gli Houthi hanno rinnovato gli attacchi contro l’Arabia Saudita. Missili e droni hanno colpito obiettivi sauditi, tra cui l’area della base militare di Khamis Mushait. La coalizione guidata da Riyadh ha riferito di 13 civili feriti negli attacchi contro tre città saudite.

La nuova escalation arriva dopo un’avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen e verso aree strategiche del Mar Rosso. Nei giorni precedenti Reuters aveva riferito che le forze Houthi avevano raggiunto le isole Hanish dopo aver conquistato Mocha, una svolta che aumenta la pressione sul vicino stretto di Bab el-Mandeb.

Allo stesso tempo, le tensioni regionali hanno interessato anche infrastrutture energetiche saudite. L’oleodotto East-West, utilizzato dall’Arabia Saudita per portare il greggio verso il Mar Rosso evitando Hormuz, è stato fermato dopo un attacco con droni. La combinazione tra attacchi terrestri, minacce alle rotte marittime e problemi alle infrastrutture alternative rende la situazione particolarmente delicata.

Chi sono gli Houthi

Gli Houthi, ufficialmente Ansar Allah, sono un movimento politico e armato nato nel nord dello Yemen e legato storicamente alla comunità zaydita. Il gruppo ha acquisito un peso decisivo nella politica yemenita durante la crisi iniziata nel decennio scorso.

Nel 2014 gli Houthi conquistarono gran parte della capitale Sanaa. Nel 2015 l’Arabia Saudita intervenne militarmente alla guida di una coalizione regionale per contrastare la loro avanzata e sostenere il governo yemenita riconosciuto internazionalmente. Da allora il conflitto ha attraversato fasi di guerra aperta, tregue e nuove escalation.

L’Iran è il principale sostenitore internazionale degli Houthi. Il supporto iraniano, secondo analisi del Council on Foreign Relations, ha contribuito ad aumentare le capacità del gruppo nell’impiego di missili e droni e nella proiezione di forza verso il Mar Rosso. Definire gli Houthi semplicemente come un’estensione di Teheran, però, rischia di nascondere la dimensione interna e autonoma del movimento yemenita.

Perché gli Houthi colpiscono l’Arabia Saudita

Riyadh è stata per anni il principale avversario esterno degli Houthi nella guerra yemenita. L’Arabia Saudita confina direttamente con lo Yemen e considera la presenza di una forza armata ostile e sostenuta dall’Iran sul proprio confine meridionale un problema di sicurezza nazionale.

Gli attacchi contro città, basi e infrastrutture saudite hanno anche un valore strategico: costringono Riyadh a difendere un territorio molto vasto e possono mettere sotto pressione settori economici essenziali, a partire dall’energia.

Nella fase attuale il fronte yemenita si intreccia inoltre con il più ampio scontro regionale che coinvolge Iran, Stati Uniti e alleati del Golfo. È questo collegamento a trasformare un conflitto locale in un rischio potenzialmente globale.

Perché Bab el-Mandeb è così importante

Bab el-Mandeb è lo stretto all’estremità meridionale del Mar Rosso. Le navi che vi transitano possono proseguire verso il Canale di Suez e il Mediterraneo oppure, nella direzione opposta, verso l’Oceano Indiano.

Per le rotte tra Asia ed Europa è un passaggio fondamentale. Se il rischio di attacchi aumenta, le compagnie di navigazione possono rallentare i transiti, affrontare costi assicurativi maggiori o scegliere la lunga deviazione intorno al Capo di Buona Speranza, in Africa.

La conseguenza è semplice: più giorni di navigazione significano maggiore consumo di carburante, minore disponibilità delle navi e costi logistici più elevati. Non tutti questi costi arrivano automaticamente ai consumatori, ma una perturbazione prolungata può influenzare il prezzo del trasporto delle merci.

Cosa c’entra lo Stretto di Hormuz

Hormuz e Bab el-Mandeb sono due passaggi distinti, ma nella crisi attuale sono collegati dalla stessa questione: la sicurezza delle esportazioni energetiche del Golfo.

Hormuz è la porta marittima principale per una quota molto importante del petrolio e del gas naturale liquefatto esportati dalla regione. Bab el-Mandeb, invece, è essenziale per le navi che dal Golfo e dall’Oceano Indiano vogliono raggiungere rapidamente il Mediterraneo attraverso il Mar Rosso e Suez.

Se una delle due rotte è sotto pressione, esistono alcune alternative. Se entrambe diventano contemporaneamente rischiose, la flessibilità del sistema diminuisce. È questo scenario, più che il singolo attacco, a preoccupare i mercati.

I punti chiave per petrolio ed energia

Le infrastrutture saudite diventano un bersaglio strategico

L’Arabia Saudita è uno dei maggiori produttori ed esportatori di petrolio al mondo. Attacchi contro oleodotti, porti o altre infrastrutture possono quindi avere conseguenze che vanno oltre i confini sauditi.

Il caso dell’East-West Pipeline è particolarmente significativo: l’infrastruttura permette di trasportare greggio dall’est del Paese fino alla costa del Mar Rosso, offrendo un’alternativa allo Stretto di Hormuz. La sua vulnerabilità mostra che aggirare un collo di bottiglia marittimo non elimina necessariamente il rischio.

Il mercato incorpora anche il rischio

Il prezzo del petrolio non reagisce soltanto ai barili effettivamente mancanti. Può aumentare anche quando operatori e investitori ritengono più probabile una futura interruzione delle forniture. Reuters ha segnalato rialzi del greggio mentre gli attacchi e le difficoltà sulle rotte regionali alimentavano i timori sull’offerta.

Il commercio può pagare tempi e assicurazioni più cari

Per una nave commerciale, attraversare una zona di conflitto significa valutare sicurezza dell’equipaggio, coperture assicurative e rischio di danni o ritardi. Se molte compagnie decidono di evitare un’area, le rotte alternative diventano più lunghe e costose.

Cosa cambia per l’Italia e l’Europa

Per l’Italia l’effetto più immediato non sarebbe necessariamente una carenza fisica di prodotti, ma un aumento dei costi internazionali. Petrolio più caro può esercitare pressione su benzina e diesel; trasporto marittimo più costoso può incidere sulle merci importate; una maggiore tensione sui mercati energetici può riflettersi sulle aspettative di inflazione.

L’Europa è inoltre fortemente integrata nelle rotte commerciali che attraversano Suez e il Mar Rosso. Una deviazione prolungata intorno all’Africa allunga le catene logistiche tra Europa e Asia e può creare ritardi o maggiori costi per alcuni settori.

Non significa che ogni nuovo attacco Houthi farà aumentare immediatamente i prezzi nei supermercati italiani. La trasmissione dipende dalla durata della crisi, dall’entità delle interruzioni, dalle scorte disponibili e dalla capacità delle imprese di assorbire i costi.

Cosa bisogna osservare adesso

Tre elementi permettono di capire se l’escalation resterà soprattutto militare o diventerà anche uno shock economico più ampio.

  • La sicurezza di Bab el-Mandeb: un aumento degli attacchi o una riduzione consistente dei transiti avrebbe conseguenze dirette sulle rotte tra Asia ed Europa.
  • Le infrastrutture energetiche saudite: nuovi danni a oleodotti, porti o impianti potrebbero limitare la capacità di esportazione.
  • Hormuz: se anche il principale passaggio energetico del Golfo resta fortemente limitato, le alternative disponibili diventano ancora più importanti e vulnerabili.

Perché questa crisi è diversa

Gli Houthi hanno già dimostrato negli ultimi anni di poter influenzare il traffico del Mar Rosso. La differenza oggi è il contesto: la loro pressione si inserisce in una crisi regionale più ampia e contemporaneamente coinvolge l’Arabia Saudita, le infrastrutture energetiche e le rotte che dovrebbero offrire alternative a Hormuz.

Per capire le conseguenze economiche non bisogna quindi guardare soltanto allo Yemen. Bisogna osservare l’intera mappa: Hormuz a est, le infrastrutture saudite al centro, Bab el-Mandeb e il Mar Rosso a ovest. Se questi nodi vengono messi sotto pressione nello stesso momento, una guerra regionale può trasformarsi in un problema per commercio ed energia a livello globale.

Spiegato in 20 Secondi

I nuovi attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita riportano lo Yemen al centro della crisi regionale. Il rischio economico nasce dalla geografia: gli Houthi possono minacciare Bab el-Mandeb e il Mar Rosso mentre Hormuz e le infrastrutture energetiche del Golfo sono già sotto pressione. Se le difficoltà durano, petrolio, trasporto marittimo e commercio tra Asia ed Europa possono diventare più costosi.

Fonti Ufficiali e Documentazione Consultata

  • Reuters: Houthis strike Saudi targets anew as talks over Strait of Hormuz stall (15 Settembre 2026) — Vedi fonte ufficiale →
  • Reuters: Yemen's Houthis close in on Bab el-Mandeb Strait in new threat to shipping (10 Settembre 2026) — Vedi fonte ufficiale →
  • Council on Foreign Relations: Iran’s Support of the Houthis: What to Know (10 Aprile 2026) — Vedi fonte ufficiale →
  • Council on Foreign Relations: Another Hormuz? What to Know About the Houthi Threat to the Red Sea (20 Luglio 2026) — Vedi fonte ufficiale →
Emanuele Fabiano

Emanuele Fabiano

Caporedattore