Comprare online un prodotto economico spedito da fuori dall’Unione europea può costare di più. Dal 1° ottobre 2026 entra infatti in vigore in Italia un contributo amministrativo di 2 euro sulle spedizioni provenienti da Paesi extra-UE con valore dichiarato non superiore a 150 euro.
La novità interessa da vicino il commercio elettronico e quindi anche molti acquisti effettuati su grandi piattaforme internazionali quando la merce viene spedita direttamente da un Paese esterno all’Unione europea. Ma attenzione: non si tratta dell’unico nuovo costo. Dal 1° luglio 2026 è già operativo anche un dazio doganale temporaneo dell’Unione europea di 3 euro sulle piccole spedizioni interessate dalla disciplina europea.
Le due misure sono diverse e possono sovrapporsi. Per capire quanto si paga davvero bisogna quindi distinguere il contributo italiano dal dazio europeo e, soprattutto, verificare da dove parte materialmente la spedizione.
Cosa succede dal 1° ottobre
La Legge di Bilancio 2026 ha istituito un contributo amministrativo di 2 euro per le spedizioni provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea con valore dichiarato non superiore a 150 euro.
La decorrenza della misura è stata modificata nel corso dell’anno. Secondo la ricostruzione normativa della Camera dei Deputati, dopo i rinvii il decreto-legge 107 del 2026 ha fissato l’applicazione del contributo a partire dal 1° ottobre 2026.
Questo punto è importante perché in precedenza sono circolate date differenti. Alla luce delle fonti istituzionali verificate, la data da considerare è il 1° ottobre, non il 1° dicembre.
Quali pacchi pagano i 2 euro
Il contributo riguarda le spedizioni che rispettano contemporaneamente due condizioni fondamentali:
- provengono da un Paese extra-UE;
- hanno un valore dichiarato non superiore a 150 euro.
Il criterio centrale è quindi la provenienza della spedizione, non semplicemente il sito o l’app attraverso cui è stato effettuato l’acquisto.
Un prodotto comprato su una piattaforma internazionale ma già immagazzinato e spedito da un deposito situato nell’Unione europea non equivale, dal punto di vista doganale, a un pacco che arriva direttamente dalla Cina o da un altro Paese extra-UE. Per il consumatore diventa quindi ancora più importante controllare le informazioni sulla spedizione.
Cosa c’entrano Temu e Shein
Il contributo non è una tassa creata specificamente per una singola azienda. Il riferimento a piattaforme come Temu o Shein nasce dal fatto che una quota rilevante dell’e-commerce a basso costo utilizza spedizioni di piccolo valore provenienti da Paesi esterni all’Unione europea.
La regola si applica però in base alle caratteristiche della spedizione. Un acquisto effettuato su queste piattaforme può quindi essere interessato oppure no, a seconda della provenienza effettiva della merce e delle modalità logistiche utilizzate.
Ma dal 1° luglio c’è già un altro dazio da 3 euro
Qui nasce gran parte della confusione. Il contributo italiano da 2 euro non coincide con il nuovo dazio europeo.
Il Regolamento UE 2026/382 ha introdotto un dazio doganale temporaneo di 3 euro applicabile dal 1° luglio 2026 alle merci contenute nelle piccole spedizioni disciplinate dal provvedimento europeo. La misura è collegata alla riforma del trattamento doganale delle importazioni di basso valore nell’Unione.
Quindi esistono due livelli distinti: il provvedimento europeo già operativo e il contributo amministrativo italiano che scatta dal 1° ottobre.
Quindi si pagano 5 euro in più?
Non è corretto trasformare automaticamente le due cifre in una regola universale del tipo “ogni ordine costerà 5 euro in più”.
Il contributo italiano è di 2 euro per la spedizione interessata. Il dazio europeo segue invece le modalità stabilite dalla normativa doganale UE e la sua applicazione va verificata in base alla composizione e alla gestione della spedizione. Inoltre, il modo in cui questi costi vengono materialmente addebitati al consumatore può dipendere dal venditore, dalla piattaforma e dall’operatore che gestisce l’importazione.
La cosa certa è che, quando una spedizione rientra in entrambe le discipline, i due prelievi sono concettualmente distinti e possono concorrere al costo complessivo dell’importazione.
Un esempio pratico
Immaginiamo di acquistare un prodotto da 20 euro che viene spedito direttamente da un Paese extra-UE verso l’Italia dopo l’entrata in vigore della nuova misura.
Se la spedizione rientra nei requisiti del contributo nazionale, si applica il prelievo amministrativo italiano di 2 euro. Separatamente bisogna valutare l’applicazione del dazio europeo già in vigore e le modalità con cui il venditore o l’intermediario gestisce tali costi.
Se invece lo stesso prodotto viene acquistato da un venditore che lo spedisce da un magazzino già situato all’interno dell’Unione europea, il percorso doganale è differente e il contributo previsto per l’ingresso di una spedizione extra-UE non si applica semplicemente perché il marchio o la piattaforma hanno origine fuori dall’Europa.
Perché l’Italia introduce il contributo
Negli ultimi anni il numero di piccoli pacchi provenienti dall’esterno dell’Unione europea è aumentato rapidamente, spinto dalla crescita dell’e-commerce internazionale. Queste spedizioni richiedono comunque attività di controllo e gestione doganale, anche quando il loro valore economico è molto basso.
Il contributo amministrativo italiano si inserisce quindi in un quadro più ampio nel quale sia l’Italia sia l’Unione europea stanno modificando le regole applicabili alle importazioni di basso valore.
La soglia dei 150 euro perché è importante
La cifra di 150 euro non è casuale: è una soglia centrale nella disciplina doganale delle spedizioni di basso valore. Il contributo italiano è stato costruito proprio sulle spedizioni con valore dichiarato pari o inferiore a questa cifra.
Questo significa che non bisogna confondere la misura con una tassa generalizzata su qualsiasi acquisto proveniente dall’estero. Le importazioni di valore superiore seguono regole doganali differenti.
Cosa cambia per chi compra online
Dal punto di vista del consumatore, la prima cosa da controllare sarà sempre più spesso la voce “spedito da”. Due prodotti identici comprati sulla stessa piattaforma possono avere un trattamento diverso se uno parte da un magazzino europeo e l’altro arriva direttamente da un Paese extra-UE.
Bisognerà inoltre verificare se tasse, dazi e costi di importazione sono già inclusi nel prezzo mostrato al checkout oppure se possono essere richiesti successivamente. Le modalità commerciali possono variare tra piattaforme e venditori.
I punti chiave
- Dal 1° ottobre 2026 entra in vigore il contributo amministrativo italiano di 2 euro sulle spedizioni extra-UE fino a 150 euro.
- La misura deriva dalla Legge di Bilancio 2026 e la decorrenza è stata successivamente fissata dal DL 107/2026.
- Dal 1° luglio 2026 è già operativo un distinto dazio doganale UE temporaneo di 3 euro previsto dal Regolamento UE 2026/382.
- Non conta soltanto dove si trova la piattaforma: bisogna verificare da dove viene spedito il prodotto.
- Non è corretto affermare che qualsiasi ordine costerà automaticamente 5 euro in più: applicazione e modalità di addebito dipendono dalle caratteristiche della spedizione e dalla disciplina doganale applicabile.
Cosa cambia davvero dal 1° ottobre
La novità più concreta è che le spedizioni economiche provenienti direttamente da fuori dall’Unione europea avranno un nuovo costo amministrativo in Italia. Per gli ordini di valore molto basso, 2 euro possono rappresentare una percentuale significativa del prezzo del prodotto.
La conseguenza potrebbe essere anche commerciale: piattaforme e venditori possono decidere di assorbire una parte dei costi, trasferirli al cliente oppure modificare le proprie reti logistiche utilizzando maggiormente magazzini europei.
Per chi compra, quindi, la regola pratica è semplice: dal 1° ottobre non basta più guardare soltanto il prezzo dell’articolo. Su un acquisto extra-UE di basso valore, provenienza della spedizione e costi doganali possono fare una differenza sempre più visibile sul totale finale.