Una tredicesima più alta perché tassata meno, o addirittura senza imposte: è una delle ipotesi che stanno attirando maggiore attenzione nel cantiere della Manovra 2027. Ma la prima cosa da chiarire è anche la più importante: al 17 settembre 2026 la tredicesima esentasse non è una misura approvata.
Si tratta di una proposta politica sulla quale sono in discussione formule molto diverse. Tra le ipotesi riportate dal Corriere della Sera c’è un intervento più limitato, con tassazione al 15% per i redditi fino a 15.000 euro, ma anche la proposta di arrivare a una detassazione molto più ampia, fino al 100%.
La differenza tra le due soluzioni è enorme, sia per il netto che arriverebbe ai lavoratori sia per il costo a carico dello Stato. Per questo parlare oggi semplicemente di “tredicesima esentasse” rischia di far pensare che una decisione sia già stata presa quando il testo della legge di Bilancio deve ancora essere definito.
Cosa è successo
La detassazione della tredicesima è tornata tra le proposte discusse in vista della Manovra 2027. Forza Italia ha rilanciato l’idea di una riduzione delle tasse sulla mensilità aggiuntiva, con il vicepremier Antonio Tajani che ha ipotizzato anche una detassazione fino al 100%.
Un’altra ipotesi, illustrata dal responsabile economico di Fratelli d’Italia Marco Osnato e riportata dal Corriere della Sera, prevede invece un primo intervento più circoscritto: un’aliquota ridotta al 15% per chi ha redditi fino a 15.000 euro. Il costo indicativo di questa versione viene stimato intorno a mezzo miliardo di euro.
Le ipotesi restano però legate alle risorse disponibili. Il quadro sarà più chiaro dopo le revisioni dei conti nazionali dell’Istat previste per il 22 settembre, che contribuiranno a definire i margini della prossima legge di Bilancio.
La tredicesima sarà davvero esentasse?
Oggi non si può ancora rispondere di sì. Non esiste una norma definitiva che stabilisca l’azzeramento delle imposte sulla tredicesima del 2027.
Ci sono almeno tre scenari teorici molto diversi: una riduzione della tassazione limitata ai redditi più bassi; un’imposta sostitutiva agevolata estesa a una platea più ampia; oppure una detassazione molto più forte, fino all’azzeramento dell’imposizione. Quale soluzione, eventualmente, entrerà nella Manovra dipenderà dalle coperture e dal testo che verrà presentato e poi discusso in Parlamento.
Perché oggi la tredicesima netta sembra più bassa
La tredicesima è una mensilità aggiuntiva prevista per molti lavoratori dipendenti e pensionati. Sul suo importo lordo vengono applicati contributi e imposte secondo le regole previste per il contribuente.
La percezione di una tredicesima particolarmente tassata deriva anche dal fatto che sulla mensilità aggiuntiva non operano nello stesso modo tutte le detrazioni che incidono sulle mensilità ordinarie. Il risultato è che il netto può apparire sensibilmente inferiore al normale stipendio mensile anche quando il lordo è simile.
È proprio su questo differenziale che una tassazione agevolata potrebbe intervenire, aumentando la somma effettivamente ricevuta a dicembre.
Quanto potrebbe aumentare il netto
Al momento non esiste una formula ufficiale, quindi qualsiasi cifra precisa riferita alla futura tredicesima sarebbe prematura. È però possibile capire il meccanismo con esempi puramente illustrativi.
Immaginiamo, per semplicità, una base imponibile della tredicesima di 1.500 euro. Con un’aliquota fiscale ipotetica del 23%, l’imposta sarebbe di 345 euro. Se sulla stessa base venisse applicata un’imposta sostitutiva del 15%, l’imposta scenderebbe a 225 euro: la differenza sarebbe di 120 euro.
Con una base imponibile di 2.000 euro, sempre nello stesso esempio semplificato, il passaggio dal 23% al 15% ridurrebbe l’imposta da 460 a 300 euro, cioè 160 euro in meno.
Questi numeri non sono una previsione di quanto guadagnerà il singolo lavoratore. Servono soltanto a mostrare come funziona matematicamente una riduzione dell’aliquota. Il vantaggio reale dipenderebbe dal testo definitivo, dalla soglia di reddito, dall’imponibile e dalle regole fiscali effettivamente approvate.
E se la detassazione fosse davvero del 100%?
L’ipotesi più forte è quella dell’azzeramento totale dell’imposizione fiscale sulla tredicesima. Anche qui bisogna distinguere tra imposte e contributi: “esentasse” nel dibattito politico non consente da solo di stabilire quali componenti verrebbero effettivamente eliminate.
Se una futura norma cancellasse integralmente l’Irpef dovuta sulla mensilità aggiuntiva, il beneficio sarebbe naturalmente maggiore rispetto a un’aliquota agevolata al 15%. Ma proprio per questo aumenterebbe anche il costo della misura per i conti pubblici e diventerebbe decisiva la platea dei beneficiari.
Chi potrebbe beneficiarne
La versione più circoscritta finora riportata riguarda i contribuenti con redditi fino a 15.000 euro. Il dibattito riguarda però la possibilità di ampliare la platea.
Non è quindi possibile affermare oggi che tutti i lavoratori dipendenti riceveranno una tredicesima detassata. Non è definito neppure se l’eventuale agevolazione avrà lo stesso trattamento per lavoratori e pensionati, né quali soglie di reddito saranno scelte.
Questi elementi saranno decisivi: una soglia bassa concentra il beneficio su una platea più piccola e riduce il costo pubblico; una platea più ampia aumenta il numero di beneficiari ma richiede maggiori risorse.
Quando sapremo se la misura diventerà reale
La Manovra 2027 deve ancora attraversare diverse tappe. Dopo l’aggiornamento dei dati macroeconomici, tra fine settembre e inizio ottobre è atteso il Documento programmatico di finanza pubblica. Il documento dovrà essere trasmesso a Bruxelles entro il 15 ottobre.
Il disegno di legge di Bilancio dovrà poi arrivare alle Camere entro il 20 ottobre. Da quel momento inizierà l’iter parlamentare, durante il quale le misure possono essere modificate, ampliate, ridotte o eliminate. La legge di Bilancio dovrà essere approvata entro la fine dell’anno.
Per questo le indiscrezioni di settembre non equivalgono a una norma: il passaggio decisivo sarà vedere se la detassazione della tredicesima comparirà nel testo della Manovra e con quali condizioni.
I punti chiave da ricordare
- La tredicesima esentasse non è ancora legge: al 17 settembre è una proposta discussa in vista della Manovra 2027.
- Esistono ipotesi diverse: una delle formule prevede una tassazione al 15% per redditi fino a 15.000 euro, mentre è stata proposta anche una detassazione fino al 100%.
- Non è ancora definita la platea: non si può dire oggi che l’agevolazione riguarderà automaticamente tutti.
- Il netto aumenterebbe se l’imposta diminuisse: l’entità effettiva dipenderà però da aliquota, imponibile e requisiti finali.
- La Manovra deve ancora essere scritta e approvata: le prossime settimane saranno decisive per capire quali proposte troveranno davvero copertura.
Cosa cambia davvero per le persone
Per ora, concretamente, non cambia nulla nella tassazione della tredicesima. Non c’è ancora un nuovo importo da calcolare né un’agevolazione sulla quale fare affidamento per il 2027.
La proposta è però rilevante perché, se approvata, potrebbe rendere più pesante il netto della mensilità di dicembre per una parte dei contribuenti. Il vero nodo sarà capire chi verrà incluso e quanto sarà forte lo sconto fiscale.
Fino alla pubblicazione del testo della Manovra, quindi, la formula corretta non è “dal 2027 la tredicesima sarà esentasse”, ma “il governo e la maggioranza stanno valutando una detassazione della tredicesima per la Manovra 2027”. La differenza sembra piccola, ma per chi deve programmare il proprio bilancio familiare è fondamentale.